Lavorare sulla voce

Cantare è come parlare!

Un solo particolare li differenzia: la sonorizzazione, che consente alla parola di divenire canto. Il naturale atto di sonorizzazione deve essere supportato da una adeguata tecnica di respirazione e appoggio diaframmatico che faciliti l’emissione dell’aria e consenta di gestire il suono consapevolmente.

Lo studio del canto è insieme ricerca introspettiva che gratifica l’anima, e acquisizione di tecniche che permettono di modulare al meglio la voce e di riprodurre a piacimento la performance vocale, nel pieno rispetto della naturale fisiologia delle proprie corde vocali. Il talento, comunque esso si declini, intonazione ineccepibile o eccezionalità timbrica, non è sufficiente a cantare correttamente: l’impegno e la determinazione sono corollari indispensabili affinchè lo studio permetta all’allievo un’espressione sicura delle proprie potenzialità canore senza rischiare di compromettere il proprio apparato vocale.

Tutti possono imparare a cantare: è la determinazione a fare la differenza. Nella mia esperienza mi è spesso capitato che mi dicessero: sono stonato o non riesco a tenere il tempo o ancora la mia voce è piccola: non ci sono obiezioni all’apprendimento del canto! I problemi di intonazione miglioreranno in modo evidente con un sistematico lavoro di Ear Training (allenamento dell’orecchio); se invece hai problemi ad andare a tempo, gli esercizi ritmici (o ritmico-corporei) ti aiuteranno ad imparare a sentire il beat, o se sei abituato ad utilizzare solo in parte il volume della tua voce, magari per timidezza, potrai esplorare il tuo Sè e lavorare sulla risonanza del tuo apparato.

Il talento non si può insegnare ma la disciplina e tutto ciò che gira intorno alla musica certamente sì. È importante coltivare la propria passione, senza trascurare però la serietà dell’obiettivo.

Come funziona?

La voce è un processo naturale regolato dall’udito e animato da attività fisiche e psichiche. E’ il prodotto di due forze antagoniste: una data dalla colonna respiratoria, l’altra dalle corde vocali vere che nei loro movimenti di adduzione e di tensione oppongono resistenza alla fuoriuscita della colonna espiratoria.

Le corde vocali insieme al dinamismo muscolare ed altri elementi fisici danno l’avvio al fenomeno della voce. Esse sono due piccoli muscoli che insieme ai muscoli collaboratori sono contenuti dalla laringe che è l’organo della fonazione. Anteriormente sono appoggiati alla cartilagine tiroide e posteriormente alle cartilagini aritenoidee. La laringe è mobile e suscettibile di spostamenti verso l’alto e verso il basso, avanti o indietro a seconda dell’altezza del suono, del timbro e della natura della vocale emessa. Si trova nella parte anteriore del collo, è costituita da un gruppo di cartilagini unite tra di loro da legamenti e muscoli, interamente rivestita di mucosa. Risulterà essere un organo solido, mobile ed elastico. Le corde vocali, corpo elastico vivente, insieme ai muscoli collaboratori, produce vibrazioni primarie le quali vengono ricevute immediatamente ricevute e diffuse dalle cavità di risonanza del corpo umano, abilitate a tale funzione. Dal concorso di tali elementi nasce il suono vocale ossia LA VOCE.

La voce si compone di un organo motore, i polmoni che inspirano ed espirano l’aria, dal diaframma e dai muscoli del torace e dell’addome che ne sostengono e ne controllano l’emissione; da un organo fonatore, la laringe con i suoi vari componenti e da un risonatore o diffusore delle vibrazioni, le cavità di risonanza che accolgono e propagano le vibrazioni primarie prodotte dalle corde vocali. Le cavità di risonanza sono il torace, la faringe, la bocca, i seni mascellari, frontali (in gergo maschera). La funzione fonatoria della laringe, è in stretta coordinazione con quella degli organi risonatori, per via dei quali le vibrazioni fondamentali si rinforzano, producendo armonici, e si trasformano in suono udibile. La lingua è insieme al velo palatino, la regolatrice della cavità di risonanza buccale e nello stesso tempo l’organo più importante dell’articolazione. La bocca è importante cos’ come le cavità della testa di cui approfittano le note acute.

L’idea è creatrice di vocalità, più tardi Tarneaud affermerà che l’idea è creatrice di coordinazioni muscolari, ed è in essa che si deve ricercare il principio primo della produzione della voce, che sarà sempre condizionate da elementi psicologici, quali il temperamento dell’individuo e a sua concezione estetica. L’atto respiratorio, adattato al canto, richiede di essere imparato e regolato.

Diversi sono i tipi di emissione: in maschera, gutturale, piatta, coperta, aperta, a sbadiglio.

•L’emissione a sbadiglio richiede una sopraelevazione del velo del palato, movimento che si accompagna ad un forte abbassamento della laringe.

•L’emissione gutturale riduce al minimo l’impiego della risonanza facciale, compensata, nei suoni gravi dalla risonanza toracica. Questo comporta uno sforzo ed un ingrossamento delle corde vocali, considerata cosi tra le più pericolose.

•L’emissione in maschera impiegherà largamente le cavità di risonanza facciali e per tale ragione è ritenuta la più adatta e con una vasta portata del suono.

Che significa impostare la voce? (mettere a fuoco, mettere a posto) Significa educarla ad un’emissione del suono equilibrata in ogni sua parte: ad ogni impostazione delle corde vocali vere per ogni determinato suono laringeo, corrisponde una vera impostazione del sistema risonatore. Queste due impostazioni devono corrispondere esattamente per realizzare il suono vocale, una sorta di progressiva accordatura della tastiera vocale, dove presiedono: accorgimento del maestro, attenzione, intelligenza, intuito dell’alunno e finezza di orecchio di entrambi.

 

Non si canta perché ti passa, si canta perché si esiste!

Non riuscire a cantare delle volte può essere legato ad un forte senso di inadeguatezza. Si sente spesso dire: sono stonato!!! La stonazione viene colta come incapacità ad emettere suoni musicalmente coerenti. Questo dipende da una serie di fattori come ad esempio scarsa abitudine al canto. Bisogna considerare il canto come crescita interiore e tecnica e chiunque può diventare abile al canto perché il parlato ne contiene in sé la sonorità.

Alcuni fattori responsabili dal nostro non riuscire a cantare:

Scarsa educazione all’ascolto: la capacità di intonazione è condizionata in parte al contatto avuto con il suono durante la crescita.

Episodi traumatici: quando ti dicono che non sai cantare…bisogna solo trovare qualcuno competente in cui riporre la propria fiducia ed affidarsi.

La sensazione di voce diversa: il canto è una delle possibilità della voce, è una delle voci a cui si può attingere per un più alta espressività del proprio essere.

Vorrei cantare come: sentirsi stonato spesso dipende dalla frustrazione nel tentativo di imitare una voce di successo. Magari non si posseggono le stesse note o si è abili nel cantare in registri diversi, diversi da quelli da imitare. Ricercare la propria identità vocale deve essere il primo obiettivo.

Ma sono momenti passeggeri: tutti i condizionamenti da quelli fisiologici a quelli psicologici bisogna tenerli in considerazione.

Nella voce entra tutto il nostro essere, anche questi aspetti.

L’unico antiruggine per la voce, consiste nel cominciare ad usarla evitando però di fare cose che non rientrano nella normalità del nostro corpo: bocca a cuoricini, smorfie, posizioni impettite ect, ma cercare la posizione giusta in cui il nostro corpo lavora meglio.

Imparare a respirare bene ad esempio, utilizzando quella diaframmatica che è quella più importante, evitare emissioni forzate ed affaticamenti, e soprattutto per recuperare una voce non abituata ci vuole tempo e studio.

Non si canta perché ti passa, si canta perché si esiste!

Il canto armonico

Il canto armonico è la capacità di emettere due o più suoni simultanei dalla propria voce. E’ un fenomeno suggerito e tutelato dalla nostra stessa natura; si tratta di una produzione vocale voluta e ricercata da una tecnica assai sofisticata. E’ il nostro volto che racchiude il mistero di quella che si potrebbe definire la nostra MUSIC – ABILITA’ INNATA.

Una melodia suggerita da una sequenza di vocali, quasi una formula magica: UOAEI Suoni elementari che se dilatati nella loro graduale progressione, possono mutarsi in suoni sottili, flautati, melodici, come se venissero fuori da apparati aggiunti. L’effetto prodotto è quello di due strumenti che suonano contemporaneamente ma li senti venir fuori dalla voce di una sola persona. Se l’effetto è giocato sui bassi l’idea sarà simile al didjeridoo, sui medi sarà simile alla cornamusa, sugli alti arriva a ricordare il canto delle balene. E’ la stessa struttura dinamica della bocca che, dando forma alla sequenza “UOAEI”, mostrerà una progressiva apertura delle labbra esteticamente sensata.

Nella successione delle vocali classicamente imparate “AEIOU” la sequenza risulterà faticosa, irregolare e disarticolata invece nella nostra nuova successione diventerà visibilmente fluida, articolata ed armoniosa ed i muscoli facciali, al contrario della prima, non avvertiranno alcuna difficoltà nel modularla e nel ripeterla. L’intera sequenza vocalica, raggiunge una sorta di scala musicale flautata. La risonanza non parteciperà soltando ad una espansione di ordine quantitativo del suono, non si limiterà solo ad amplificarlo in intensità e potenza, ma essa opererà a livello qualitativo, conferendo al timbro vocale una singolare ricchezza che caratterizza e diversifica ciascun individuo.

E’ proprio questa qualità che rende l’organo vocale un libero risonatore, capace di accogliere anche suoni di frequenza insolita. Il canto armonico non fa altro che filtrare questo suono fondamentale, sfruttando la risonanza all’interno del suo volto, per evidenziare a suo piacimento ogni singola componente sequenziale: la frequenza più bassa è chiamata fondamentale, anche perché avvertita come vibrazione centrale e predominante, le altre componenti frequenziali sono multipli della fondamentale ed operano per mantenere l’integrità. Queste implicite frequenze, questi suoni sottili si chiamano armonici.

Qualunque sia la fondamentale presa in considerazione, gli armonici, mantengono uguali i rapporti di distanza tra loro ovvero: un suono che noi identifichiamo impropriamente come nota, è il prodotto di una vibrazione regolare, periodica che racchiude in sé un proprio vincolo armonico. La sequenza di armoniche disposte ad una precisa distanza l’una dall’altra secondo leggi di natura.